Marketing e impresa sostenibile Elena Grandinetti

Le Risorse

Marketing e impresa sostenibile: dalla tendenza alla sostanza


“Lo sviluppo sostenibile rappresenta la sfida dei nostri tempi” scriveva Ban Ki Moon nel 2014, ancora in carica come segretario generale delle Nazioni Unite.

Gli scettici parlano di una tendenza che sparirà come ogni altra inutile moda, eppure l’ecosostenibilità è un tema di cui le persone, più o meno istruite, continuano a discutere già da qualche decennio (ricordate i primi allarmi sul buco dell’ozono?).

Anche Google lo sa: sotto la parola “ecosostenibile” il motore di ricerca restituisce più di un milione di contenuti, contro i 131 milioni per la parola “ecofriendly”.

Oltre la tendenza e i risultati della SERP, c’è la sostanza, quella che prende forma affacciandoci sul significato delle parole.

Il prefisso eco deriva dal greco oikos e stava a indicare il luogo domestico: la casa, gli appezzamenti di terra, la fattoria….

Da qui prende significato la parola economia intesa come l’amministrazione delle faccende e dei beni posseduti.

Ma oikos era anche comunemente usata per riferirsi alla comunità familiare: la rete di relazioni che univa le persone tra loro e a un luogo domestico, dal capofamiglia allo schiavo.

Dove ci sono relazioni ci sono discorsi da fare ed ecco che prende vita la parola ecologia, letteralmente “discorso sulla casa”, ovvero sull’ambiente naturale a cui apparteneva il nucleo familiare.

Come fa notare nel suo libro Giuseppe Morici, ora Chief Executive Officer in Bolton Alimentari (qui ne parlo un po’ più da vicino), economia ed ecologia sono comunemente considerate antitetiche, eppure l’etimologia ci racconta una storia diversa.

Una storia che in entrambi i casi ci parla di risorse da preservare, di identità da definire, di valori da condividere.

Come l’economia possa realmente essere compatibile con una visione ecologica, e più in generale ecosostenibile, è la vera domanda, la più difficile.

Sappiamo che dove c’è economia c’è mercato, ci sono persone che producono, che comprano, che inducono all’acquisto e che finiscono per orientarne l’andamento.

Una responsabilità non da poco che negli ultimi tempi si è fatta pressante per aziende e professionisti del marketing.

Le ricerche sul tema – come questa di Nielsen – si sfidano nel confermare che i consumatori di oggi orientano i loro acquisti non soltanto sulla politica dei prezzi.

Fiducia, trasparenza e senso di responsabilità si aggiungono alla lista delle cose da mettere in carrello.

Parafrasando Jeffrey D. Sachs, economista e quotato esperto di sviluppo economico, il sistema di riferimento si è esteso.

Un’impresa che vuole essere sostenibile nel tempo punta alla prosperità economica, ma non solo: tiene conto dell’impatto ambientale del proprio business, dell’inclusione sociale che genera dentro e fuori di essa, della governance che sia buona e onesta.

Quattro elementi che uniti insieme fanno il benessere dell’essere umano nel suo ultimo stadio evolutivo: il danaro, l’ambiente, la società – con qualità delle relazioni annessa – e la politica.

Capire questo paradigma non significa doversi occupare di beneficienza  – per carità, va bene anche quella – piuttosto decidere di mettere in accordo i propri obiettivi di sviluppo con i reali bisogni dei consumatori e con la loro aspettativa di credibilità.

In questo contesto il marketing e la comunicazione aziendale vengono chiamati alla lavagna.

Il tema dell’interrogazione è: definire strumenti e modalità perché l’impresa sostenibile possa creare una relazione duratura con i propri clienti, nel modo in cui essi se l’aspettano.

A questo proposito mi vengono in mente altri passaggi del libro di Giuseppe Morici che citavo già qualche riga fa (Fare marketing rimanendo brave persone).

Ve li riassumo qui sotto con estrema sintesi, per ridurre la questione al nocciolo:

  1. non è vero che nel marketing tutto ciò che non è illecito è permesso o, almeno, eticamente corretto
  2. fare marketing non significa poter vendere tutto, a chiunque e a tutti i costi
  3. il marketing può offrire soluzioni utili a problemi rilevanti
  4. è possibile costruire strategie di marketing che siano discrete, moderate, rispettose, sobrie, sincere, responsabili, nobili, oneste, trasparenti, vere e che funzionino.

Insomma, un approccio ecosostenibile al marketing cioè un marketing positivo che parla di comunità e senso di identità individuale o collettiva. Un marketing generativo di valori anziché degenerativo e a scapito dei consumatori stessi.

Da queste parti leggerete molte storie di persone che hanno deciso di generare impresa con questi presupposti, dall’azienda con un solo dipendente alle medie realtà. Sono persone yeah, con il priscio dentro, che ce l’hanno fatta e ci racconteranno come.

(Se leggendo hai pensato “ma io sto facendo proprio questo!”, bene, scrivici o invia una e-mail a contact@yeahpriscius.it e raccontaci la tua impresa. Da lì a pubblicarla sarà un attimo.)  

 


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